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Carta, pellicole e microfilm,
se conservati in un ambiente non adeguatamente controllato
sono irrimediabilmente vittime di un nemico comune:
l'umidità.
Con un'umidità esterna media in Italia dell'80%,
i vostri archivi sono quotidianamente soggetti ad alti
tassi di umidità.
Malgrado sia ben noto che un ambiente eccessivamente
umido è una reale minaccia per i materiali preziosi
custoditi, non tutti sanno che esiste un rimedio efficace
ed economico a questo problema.
La Deumidificazione: il rimedio contro i danni dellumidità
Il livello di umidità relativa presente nell'aria
è fondamentale per l'idoneità alla conservazione
dei materiali.
Il vapore acqueo è determinante nel processo
di deterioramento di volumi, manoscritti, stampe, film,
microfiches e CD-rom; tutti questi materiali sono igroscopici,
cioé tendono ad assorbire l'umidità presente
in ambiente e a favorire la proliferazione di batteri,
muffe e formazioni fungine. Contenere l'umidità
ambientale significa eliminare tutti questi inconvenienti.
Inoltre il processo di invecchiamento dei suddetti materiali
rallenta notevolmente se l'umidità ambientale
è mantenuta al di sotto di certi livelli.
Conservare con la deumidificazione non è una
scoperta recente: fin dall'antico Egitto l'aria secca
veniva utilizzata per la conservazione e il mantenimento
di ciò che altrimenti si sarebbe irrimediabilmente
corrotto. Munters ha convertito le capacità misteriose
degli Antichi in una soluzione efficiente e pratica:
la deumidificazione ad assorbimento.
Stop a volumi rovinati e con macchie di umidità!
La carta, come tutti i materiali organici, è
biodegradabile. Il processo di bio-corrosione a cui
è soggetta è causato dagli attacchi di
muffe e batteri. Il caratteristico odore e le macchie
di umidità sono segnali che accompagnano il decorso
di questo processo che, con il passare del tempo, porterà
alla perdita dell'oggetto, e del patrimonio culturale
di cui è depositario.
La carta in sé non è particolarmente soggetta
alla bio-corrosione, il fattore scatenante è
dato dalla mistura di collanti, inchiostri e altri materiali.
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Ecco perché gli stampatori
possono immagazzinare carta senza particolari problemi
prima che sia stampata, ma non dopo.
Gli studi effettuati e la norma di riferimento UNI 10586
suggeriscono un livello di umidità relativa intorno
al 50% e comunque non superiore al 60% con una temperatura
dai 15°C ai 20°C per garantire a lungo la buona
conservazione in archivi e locali di deposito.
Il materiale cartaceo che venga sottoposto a livelli
di umidità relativa pari all'85% o superiori
si deforma e si indebolisce, l'inchiostro e i colori
si sbiadiscono e le pagine si incollano tra loro. Questo
processo di degrado non è reversibile.
In un ambiente deumidificato, il processo di corrosione
si arresta, ma gli organismi microbiologici si "ibernano":
se l'umidità sale di nuovo il processo di degenerazione
si avvia di nuovo. I micro organismi possono resistere
in questo stato di "ibernazione" per centinaia
d'anni.
Ecco perché è così importante controllare
il contenuto di umidità presente nell'aria in
archivi e depositi librari.
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Cosè lumidità?
L'aria è costituita principalmente da Azoto,
Ossigeno e vapore acqueo. L'umidità relativa
(UR) è misurata in percentuale e varia al variare
del contenuto di vapore acqueo ad una data temperatura.
Un livello di umidità relativa superiore al 55%
è nocivo alla maggior parte dei beni conservati.
Lumidità, un comune nemico
La buona conservazione di materiali cartacei o pellicole
necessita condizioni molto accurate. Ad esempio, le
antiche pellicole a base di nitrato d'argento devono
essere mantenute in un ambiente controllato con molta
attenzione.
L'umidità è un fattore chiave anche per
il degrado di pellicole in acetato. Le condizioni ottimali
per la conservazione di tali materiali sono mantenerli
ad un'umidità relativa non superiore al 30% con
una temperatura dai 3°C ai 20°C come massimo.
Come mettere sotto controllo i danni derivati dallumidità
I due sistemi più utilizzati a questo scopo sono
il riscaldamento e la deumidificazione. Dei due il più
economico ed efficace è di gran lunga la deumidificazione.
Riscaldare l'aria infatti significa semplicemente espanderne
il volume e accrescere in questo modo la sua capacità
di assorbire umidità. Questo sistema abbassa
il valore di umidità relativa senza eliminare
fisicamente il vapore acqueo: la minaccia rimane.
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Inoltre, il riscaldamento
crea un ambiente favorevole alla proliferazione batterica
e fungina.
La deumidificazione invece, elimina fisicamente il vapore
acqueo presente in ambiente,cioé rimuove il pericolo
di degrado e di formazioni microbiologiche. Il costo
di esercizio di un sistema di deumidificazione ad assorbimento
è pari a un terzo di quello impiegato per riscaldare
il medesimo locale in modo da portarlo allo stesso valore
di umidità relativa.
La
soluzione
Il principio di funzionamento dei deumidificatori è
moltosemplice: l'umidità viene assorbita grazie
all'effetto spugna di un rotore imbevuto di sostanze
altamente igroscopiche, che rilascia in ambiente aria
deumidificata. Una piccola batteria elettrica riscalda
una parte dell'aria, detta "di rigenerazione"
e la fa passare attraverso il rotore in senso inverso,
permettendone la rigenerazione continua; questo significa:
- assenza di condensa;
- nessuna bacinella da svuotare;
- perfetta efficienza anche in locali non riscaldati;
- ingombri ridotti.
Il deumidificatore ad assorbimento opera anche in
ambienti non riscaldati a temperature inferiori a
0°C.
Come la maggior parte delle buone idee, il principio
di deumidificazione è semplice, efficace, e
realmente affidabile.
Il dispositivo può lavorare per lunghi periodi
mantenendo l'umidità richiesta in maniera molto
precisa e con pochissime necessità manutentive.
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